Il Grest di quest’anno è un Grest sull’acqua… sull’acqua galleggeremo, correremo e impareremo a essere amici, sull’acqua impareremo a pregare e a fare spazio ad amici speciali, in particolare i ragazzi disabili che quest’anno l’Unione Europea mette al centro di una serie di iniziative… sull’acqua impareremo quanto è preziosa e sempre più rara, magari non qui da noi, magari non subito, ma certamente in tanti posti della terra, dove la sete non è un bisogno passeggero, ma una condizione di povertà estrema e perenne, oltre che una ricorrente causa di morte. Ma la cosa più importante che vorremmo vivere (non solo imparare) sull’acqua è che l’acqua è un dono. Si deve dire piano piano, sottovoce, “un dono”, perché questa parola indica che non c’è solo l’acqua buona e amica, ma c’è anche un Donatore, qualcuno che ha pensato questa bontà, che l’ha voluta così avvolgente e fresca e sempre nuova, e che l’ha regalata all’umanità, alla comunità dei fratelli, perché il Donatore è un Padre affettuoso e appassionato.

 

I quattro obiettivi che scandiscono le quattro settimane del Grest sono obiettivi che indicano una strada percorribili lungo la quale l’acqua, la sua bellezza e responsabilità, diventa la chiave di lettura, ma soprattutto di azione, dell’esperienza estiva coi ragazzi. Ne riportiamo brevemente i titoli, rimandando al sussidio per la trattazione più sistematica.

L’acqua, un dono gratuito
La scoperta di ritrovarsi insieme e di essere reciprocamente grati: l’esperienza del Grestè un’esperienza di sete per la compagnia di tutti gli altri.

L’acqua, incontro e scontro fra gli uomini
La preziosità dell’acqua mette in evidenza la sua duplice valenza: può essere dono condiviso intorno al quale si costruisce la convivenza umana, ma può essere anche oggetto di contesa e di guerra.

L’acqua, che mistero!
Il mistero dell’acqua è il mistero dell’uomo che, pur nei tanti secoli di ricerca e di scienza, non riesce a risolversi: anche lo stare insieme al Grest è un mistero, da riconoscere e rispettare.

L’acqua, stupore e responsabilità
Il viaggio attraverso l’acqua, la sua ricchezza e la sua profondità, la sua abbondanza e la sua penuria, si è concluso, ad ognuno il compito di essere custode dell’esperienza in un rinnovato modo di usare dell’acqua, ma, allo stesso tempo, custode dei legami costruiti durante il mese estivo, legami tanto preziosi e tanto necessari, proprio come l’acqua.


 

atelier proposti

Lo spazio dedicato agli atelier si rinnova ogni anno proponendo nuove soluzioni e possibilità da giocare coi ragazzi. Tempo strutturato all’interno del Cre-Grest, gli atelier necessitano di alcune particolari attenzioni che vi ricordiamo, non tanto perché tutto fili liscio e senza intoppi, ma perché diventino un momento significativo di accoglienza e di aggregazione per i ragazzi e per gli animatori.
Quando si parla di atelier ci si preoccupa subito di cosa fare e in che modo farlo (quello che si definisce comunemente la tecnica), più difficilmente si riesce a dichiarare il perché lo si fa, cioè qual è l’obiettivo di un’attività piuttosto che un’altra. Perché è evidente a tutti che lo scopo non è quello di formare dei provetti ballerini o degli abili scultori, per questo ci sono scuole ultraspecializzate, ma di realizzare delle attività che in oratorio diano a tutti la possibilità di esserci e di provare, magari di scoprire una vena artistica impensabile. Questo può non accontentare tutti, soprattutto chi punta più al risultato, a raggiungere un “livello”, ma stare in oratorio significa rinunciare a essere dei professionisti se non nella condivisione fraterna! Quindi prepariamoci ai nostri atelier acquisendo tutta la tecnica necessaria, ma non dimentichiamo che il centro degli atelier è uno solo: i ragazzi che abbiamo di fronte e la nostra relazione con loro!
Se crediamo in questo potremo scoprire che gli atelier non sono delle semplici attività da inserire nel grande bazar del Cre-Grest, ma delle vere e proprie sorsate d’acqua fresca, in cui il piccolo gruppo permette una conoscenza più intima e dove la valorizzazione di ognuno riduce antagonismi e rivalse che in altri contesti, come il gioco, emergono più facilmente. Anche l’animatore assume un ruolo diverso nell’atelier, rispetto agli altri momenti della giornata, in esso ha la possibilità di risalire alla sorgente del suo impegno, quello di esserci per volere un po’ di bene ai marmocchi che ha di fronte e di mostrare loro che è bello spendersi (versarsi?) per gli altri.

La cura dell’altro, lo scambio di una parola, la possibilità di conoscersi per nome avviene certo anche all’interno della squadra, ma ancora di più nei laboratori, non sempre, però, siamo disposti a cogliere tanta ricchezza.

Per la progettazione di ogni atelier, che non è semplice organizzazione, infatti ci si chiede il perché e il cosa valorizza una scelta piuttosto che un’altra, vi riproponiamo la seguente scheda, chiedendovi di personalizzarla e valorizzarla, ma di renderla, soprattutto, uno strumento di lavoro familiare.

Ecco le fasi fondamentali della programmazione del lavoro secondo il metodo dell’animazione:
a. Sperimentazione
Inizialmente basta mettere a disposizione del materiale (o del tempo nel caso di attività espressive) con poche indicazioni, per fare degli esperimenti liberi, scoprendo le potenzialità delle risorse disponibili.
b. Esercitazione ed apprendimento
Insieme all’animatore il ragazzo prende confidenza con alcune tecniche, scoprendo che quanto si è fatto nella prima fase si può fare anche meglio (è importante partire da quanto i ragazzi hanno sperimentato nella prima fase, senza imporre qualcosa di completamente diverso).
c. Progetto
Ci si dà un obiettivo comune per rendere più visibile l’esperienza vissuta in qualcosa di più concreto e significativo.
d. Verifica
Le prime tre fasi hanno senso se i ragazzi hanno la possibilità di rileggerle verbalizzando ciò che hanno vissuto. È proprio il caso di dire che è il momento di “raccontarsi” un po’; è la parte più faticosa, ma è assolutamente necessaria!

L’acqua della vita

L’esperienza dell’acqua per l’uomo si intreccia da sempre con l’esperienza di Dio. L’acqua e la luce (il sole e le stelle) sono i due termini fondamentali della vita, una vita che è un dono, un dono misterioso, ma non meno tangibile, un dono che ha un’origine sconosciuta!
...
L’immagine che vorremmo suggerire come comprensiva di tutta l’esperienza estiva è quella della sete. Una sete che d’estate si sperimenta facilmente e che vorremmo proporre come la figura che più interpreta la preghiera: la preghiera è prima di tutto una sete, una corrispondenza alla nostalgia di Dio, una ricerca e uno struggimento.

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Per ribadire questa “sete” ci lasceremo guidare per tutto il mese dalle parole del Salmo 63, dai primi versetti, prendendoli dalla traduzione interconfessionale che ci sembra offrire una migliore comprensione del testo:
Tu sei il mio Dio e io ti cerco.
Sono assetato di te, ti desidero
con tutto me stesso:
sono terra arida, secca, senz’acqua.
Così ti ho cercato nel tuo santuario
per conoscere la tua forza e la tua gloria.
Il tuo amore è più prezioso della vita.